{"id":546,"date":"2022-11-22T16:59:50","date_gmt":"2022-11-22T16:59:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/arte-rinascimento-lunga\/"},"modified":"2022-12-03T15:50:01","modified_gmt":"2022-12-03T15:50:01","slug":"arte-rinascimento-lunga","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/arte-rinascimento-lunga\/","title":{"rendered":"Arte Rinascimento lunga"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;Header&#8221; _builder_version=&#8221;4.18.0&#8243; background_color=&#8221;gcid-e6f76045-68bd-4f05-b97b-aaccfb770e62&#8243; custom_padding=&#8221;50px||50px||true|false&#8221; locked=&#8221;off&#8221; global_colors_info=&#8221;{%22gcid-e6f76045-68bd-4f05-b97b-aaccfb770e62%22:%91%22background_color%22%93}&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.18.0&#8243; 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Con il suo successore, Luigi I il Grande, le terre del regno ungherese raggiunsero la massima espansione, tanto da mirare anche al Regno di Napoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 incisivo artefice dello sviluppo culturale in senso umanistico e rinascimentale della Slovacchia, sebbene fosse a quel tempo provincia periferica del Regno d\u2019Ungheria, fu <span style=\"color: #000000;\"><strong>Mattia Corvino<\/strong><\/span>, sovrano illuminato, eletto nel 1458, che fond\u00f2 diversi luoghi di cultura nelle citt\u00e0 del suo regno e intrattenne stretti rapporti con le corti milanese, fiorentina, napoletana e papale, importando \u2013 si consenta il termine &#8211; il rinascimento italiano nelle proprie terre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Mattia Corvino, il cui termine \u201ccorvino\u201d gli fu attribuito dal biografo ed umanista ascolano <span style=\"color: #000000;\"><strong>Antonio Bonfini<\/strong><\/span>, il quale affermava che la famiglia Hunyadi, sul cui stemma era ritratto un corvo, discendeva dalla famiglia antico-romana dei Corvini, si deve la fondazione nel 1467 del centro di studi umanistici slovacchi per eccellenza: l&#8217;Accademia Istropolitana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La massima espressione del rinnovamento culturale di Mattia Corvino fu per\u00f2 la famosa Biblioteca Corviniana di Buda, tra le pi\u00f9 ricche e preziose del Quattrocento europeo grazie alle circa cinquemila opere soprattutto di autori latini e greci, affidata al bibliotecario umanista Taddeo Ugoleto. In essa erano presenti testi di teologia, letteratura, geografia, scienze, filosofia, storia, diritto, medicina ed architettura. Ad eccezione di un testo di Aristotele in latino stampato a Venezia tra 1483 e 1484, i testi nella biblioteca erano tutti manoscritti e la maggior parte furono fatti trascrivere dallo stesso Mattia Corvino, avvalendosi di miniaturisti italiani come Attavante Attavanti, Gherardo di Giovanni di Miniato o Francesco d&#8217;Antonio del Chierico, oltre a fondare un&#8217;apposita scuola nella capitale ungherese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Biblioteca Corviniana divenne la pi\u00f9 grande dell&#8217;Europa continentale a nord delle Alpi, seconda solo alla Libreria Vaticana, conservano la maggior parte dei testi scientifici dell&#8217;epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l&#8217;invasione turca del 1526, ad opera di Solimano il Magnifico, la maggior parte dei testi furono distrutti o trafugati e portati a Costantinopoli. Tra questi, circa 650 codici, furono ritrovati da una delegazione ungherese nel 1862 e oggi sono conservati nelle principali biblioteche ungheresi ed europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidentemente Mattia Corvino ha attinto moltissimo dalla cultura italiana e importandola nel suo regno, ha implementato e sviluppato arti e bellezza, generando un nuovo quanto pi\u00f9 ricco orizzonte culturale. Ed \u00e8 per questo che bisogna sottolineare anche i rapporti gi\u00e0 esistenti tra le due terre, con una specifica attenzione ai corrispettivi benefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019argomento sarebbe troppo lungo da trattare e quindi questo contributo cercher\u00e0 di tracciare, sebbene sommariamente, quei rapporti che sin dal XIV secolo sono intercorsi tra Italia e regno d\u2019Ungheria, e quindi la moderna Slovacchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 alla fine del XIV secolo sono documentati importanti rapporti tra Milano e l\u2019Ungheria, come la presenza, nel 1391, dello scultore <span style=\"color: #000000;\"><strong>Lasse d\u2019Ungheria<\/strong><\/span> e della sua bottega, composta da circa cento scalpellini, presso la <span style=\"color: #000000;\"><strong>Fabbrica del Duomo di Milano<\/strong><\/span> per la realizzazione dei mascheroni dei mensoloni che decorano alcuni peducci del basamento della cattedrale, elementi rivelatori delle particolari assonanze con alcune frammentarie sculture tardogotiche ritrovate nel 1974 durante gli scavi del Palazzo Reale di Buda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo al tempo di re Sigismondo (1368-1437), epoca caratterizzata da vivaci collegamenti culturali e politici tra Lombardia, Veneto ed Ungheria, di cui emergono tre interessanti spunti, riscontrabili ad esempio in elementi di carattere architettonico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ricordare che Sigismondo fece un viaggio in Italia, a Como, Milano, Lodi, Cremona e Piacenza, dove pot\u00e8 ammirare cultura, arti e architetture religiose e militari di quei territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primis, una delle tipologie pi\u00f9 caratteristiche dell&#8217;architettura civile del periodo \u00e8 il castello a struttura rettangolare con quattro torri angolari. Il parallelo pi\u00f9 stretto \u00e8 offerto dai castelli dei Visconti, ma le piante non sono del tutto uniformi. Gli esempi lombardi possono s\u00ec avere avuto una loro influenza, ma pi\u00f9 come suggerimento generico che come concreto modello architettonico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo elemento rilevato sono le finestre del castello di Buda, residenza di Sigismondo, che avevano cornici in terracotta, i cui motivi decorativi possono essere collegati a quelli diffusi in Lombardia, ma anche in altre regioni dell&#8217;Italia settentrionale, cosa che non permette al momento di identificare quali siano gli specifici monumenti italiani qualificabili come fonte diretta per i plasticatori di Buda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terzo ed ultimo, il complesso decorativo del portale maggiore della chiesa di Santa Elisabetta a Kassa (Ko\u0161ice) che trova i suoi pi\u00f9 stretti e antichi paralleli nell&#8217;antica facciata di Santa Maria Maggiore a Milano e nella cattedrale di Mantova. Tuttavia, il carattere tipicamente veneziano di questo monumento crea per\u00f2 qualche incertezza sulla diretta connessione con la Lombardia, lasciando aperta l\u2019ipotesi di connessioni indirette con l\u2019Ungheria attraverso il Veneto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il XV secolo fu certamente il secolo pi\u00f9 interessante per i pi\u00f9 stretti contatti che caratterizzarono le due culture, la politica e le dinastie italiane ed ungherese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fulcro di tutto, come gi\u00e0 accennato, fu <span style=\"color: #000000;\"><strong>Mattia Corvino<\/strong><\/span> che preoccupato per l&#8217;intesa tra l&#8217;imperatore Federico III e il principe di Borgogna Carlo il Temerario, strinse nel 1473 un&#8217;alleanza con Milano, citt\u00e0 che adott\u00f2 un orientamento francofilo contro gli Asburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo si aggiunga il riconoscimento da parte della casata lombarda degli Sforza del figlio illegittimo di Mattia, J\u00e1nos Corvino, e la proposta di matrimonio tra lo stesso J\u00e1nos e Bianca Maria Sforza, figlia di Galeazzo Maria e Bona di Savoia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unione fu osteggiata dalla moglie di Mattia, Beatrice d&#8217;Aragona che voleva per il figlio il matrimonio con la figlia di Federico d&#8217;Aragona, nata da una principessa francese, al fine di mantenere e consolidare i legami dinastici con il re Luigi XI di Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contratto matrimoniale per procura con Bianca Maria fu stipulato solo nel 1487, ma il matrimonio, fissato per la primavera del 1489, fu posticipato a causa delle cattive condizioni di salute del sovrano ungherese. Con la morte di Mattia, il 6 aprile 1490, e l&#8217;infruttuosa elezione di J\u00e1nos Corvinus a re d&#8217;Ungheria, il matrimonio fall\u00ec e nel 1494 Bianca Maria Sforza spos\u00f2 l&#8217;imperatore Massimiliano II, nemico di Mattia e J\u00e1nos, segnando cos\u00ec una svolta decisiva nei rapporti tra le due nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 delle questioni dinastiche cosa ci rimane dei rapporti tra Mattia Corvino e il Rinascimento italiano?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto le <span style=\"color: #a3012c;\"><strong>miniature dei codici<\/strong><\/span> prodotti presso la corte reale di Buda che testimoniano i legami tra l&#8217;arte lombarda e quella ungherese dell&#8217;ultimo quarto del Quattrocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La natura straordinariamente eclettica della miniatura ungherese di questo periodo, fa ipotizzare che miniaturisti stranieri fossero stati invitati ad andare a lavorare a corte e che i miniaturisti ungheresi abbiano attinto a immagini, composizioni, motivi decorativi e altri elementi fondendo i temi stilistici con quelli gi\u00e0 presenti a disposizione del <em>regio scriptorium<\/em>, arricchendo cos\u00ec i temi tradizioni locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I codici superstiti possono essere suddivisi, tenendo conto sia della cronologia che delle principali tendenze stilistiche, in due grandi gruppi. Il primo, databile intorno al 1481, caratterizzato dall\u2019attivit\u00e0 di Francesco da Castello in Ungheria, mentre il secondo risalente agli anni 1485-1490, vede nel miniatore noto come il Maestro del Cassiano di Parigi l\u2019artista pi\u00f9 significativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente i mecenati ungheresi dell&#8217;epoca chiamavano miniaturisti lombardi o nord italiani piuttosto che i miniaturisti di Firenze, che all&#8217;epoca era il principale centro di importazione di codici a Budapest, grazie soprattutto alla bottega di Attavante Attavanti, miniatore di Castiglion Fiorentino, allievo di Francesco d&#8217;Antonio del Chierico, influenzato dal famoso pittore Domenico Ghirlandaio e da Antonio Pollaiolo che ebbe una fiorentissima bottega.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mattia Corvino assunse almeno due volte uno dei pi\u00f9 importanti miniaturisti attivi alla corte sforzesca, <span style=\"color: #000000;\"><strong>Giovan Pietro Birago<\/strong><\/span>, eccelso decoratore del <em>Pontificale <\/em>conservato oggi presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (<em>Ottoboniano latino 501<\/em>), destinato al sovrano ungherese. Il manoscritto non fu terminato a causa della morte del re, come neanche il raffinato quanto lacunoso frontespizio della <em>Partenice I<\/em>, <em>Mariana<\/em> di Battista Spagnoli (Budapest, Orsz\u00e1gos z\u00e9ch\u00e9nyi Konyvt\u00e1r, <em>Clmae 445<\/em>), probabilmente di poco anteriore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel codice vaticano l&#8217;artista utilizz\u00f2 probabilmente come modello per l&#8217;impaginazione gli affreschi di Andrea Mantegna eseguiti per la cappella di Innocenzo VIII al Belvedere in Vaticano, mentre nelle scene si ritrovano echi della produzione del miniatore Girolamo da Cremona prima del suo soggiorno in Italia centrale. Non essendo il codice ancora finito, \u00e8 possibile osservare le tecniche utilizzate per produrlo: i disegni preparatori sempre di una qualit\u00e0 molto stabile e di una sola mano, l&#8217;applicazione del colore in una seconda fase, dove \u00e8 possibile distinguere pi\u00f9 assistenti di Birago come il <span style=\"color: #000000;\"><strong>Maestro del Breviario Barozzi<\/strong><\/span>, artista veneto che aveva gi\u00e0 collaborato con Birago nei primi anni Ottanta alla decorazione dei due volumi a stampa del celebre <em>Breviario<\/em> (Vienna, \u00d6sterreichische Nationalbibliothek, Ink.4.H.63) probabilmente miniato per il vescovo di Padova Pietro Barozzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Maestro del Breviario Barozzi ha cercato di adattarsi al meglio al linguaggio di Birago, ma c&#8217;\u00e8 ancora pi\u00f9 rigidit\u00e0 nei tratti e in alcune caratteristiche stilistiche, che lo legano alla produzione postmantegnesca, soprattutto al linguaggio del famoso pittore veneto Bartolomeo Vivarini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base di queste osservazioni \u00e8 possibile assegnare al maestro veneto un importante nucleo di codici che gli studiosi del passato hanno ritenuto di Birago, ma di difficile collocazione nella sua carriera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nell\u2019ambito della miniatura, uno degli elementi chiave del legame culturale tra Ungheria e Italia, bisogna segnalare i miniatori <span style=\"color: #000000;\"><strong>Francesco da Castello<\/strong><\/span> insieme al proprio maestro, il gallaratese <span style=\"color: #000000;\"><strong>Bartolomeo Gossi<\/strong><\/span>, responsabile di una delle pi\u00f9 importanti officine di miniaturisti attive a Milano negli anni Settanta del Quattrocento. Ad essi si aggiungano il milanese <span style=\"color: #000000;\"><strong>Giovanni Antonio Cattaneo<\/strong><\/span>, frate domenicano nel monastero di Sant&#8217;Eustorgio a Milano e i suoi giovani allievi apprendisti Pietro Minuti, Francesco Bossi e Giuseppe Bascap\u00e8. Come Francesco Castello, anche Giovanni Antonio Cattaneo sono stati documentati in Ungheria successivamente al 1477, come miniatori per i libri di cassa del re Vladislav II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco da Castello, in particolare, per le sue eccelse doti fu attivo in Ungheria per il noto vescovo umanista Domonkos K\u00e1lm\u00e1ncsehi, nell\u2019esecuzione di un codice del 1481, e poi per la corte di Mattia Corvino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una menzione particolare va fatta per il manoscritto <em>Cod. lat. 32<\/em> della Biblioteca Universitaria di Budapest completato nel 1463 che contiene il <em>De architectura<\/em> di Vitruvio e la <em>Peregrina historia<\/em> e il <em>Grammaticon<\/em> di Pier Candido Decembrio. Sebbene l&#8217;origine milanese del codice non sia mai stata messa in dubbio, la sua provenienza e le circostanze del suo arrivo nella presente raccolta sono ancora oggetto di discussione da parte degli studiosi. Documenti attestano la sua presenza nella Biblioteca dell&#8217;Universit\u00e0 dal 1877, quando il sultano Abdul Hamid II lo don\u00f2 all&#8217;Universit\u00e0 di Budapest, ma sembra che fosse gi\u00e0 a Buda al tempo di Mattia Corvino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;ipotesi \u00e8 che il codice sia stato inviato insieme ad altri tre codici da Ludovico Sforza al principe J\u00e1nos Corvino come compenso per il manoscritto che aveva probabilmente preso in prestito dal principe ungherese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uso del testo di Vitruvio nella traduzione in latino del <em>Trattato di architettura<\/em> del Filarete del Bonfini a Buda e lo speciale interesse di Mattia per l&#8217;architettura sono ulteriori argomenti a sostegno di questa ipotesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arrivo di Antonio Bonfini in Ungheria nel 1486, ritornando ancora nel 1488, venne favorito dai suoi rapporti con la corte napoletana, in particolare con Beatrice d&#8217;Aragona, sposa di Mattia Corvino. Le divergenze sulla successione al trono apparse tra Beatrice e Mattia probabilmente avvicinarono Bonfini al re, che, tra l&#8217;altro, commission\u00f2 la traduzione latina del trattato del Filarete. La cronologia \u00e8 ancora dibattuta, ma la data pi\u00f9 probabile \u00e8 la seconda met\u00e0 del 1488, poco prima del ritorno di Antonio in Italia nel dicembre dello stesso anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nota la grande passione del sovrano per i libri. Possedeva gi\u00e0 altri trattati di architettura, tra cui il sopracitato Vitruvio, e che Bonfini avrebbe potuto utilizzare per il suo lavoro di traduttore. La nuova versione commissionata dal re potrebbe essere stata motivata, oltre alla sua scarsa conoscenza dell&#8217;italiano, principalmente dal desiderio di costruire una <em>Urbs Corviniana<\/em> parallela alla <em>Sforzinda<\/em> che il Filarete aveva progettato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ricordare che il Bonfini scrisse il <em>Libellus de Corvinianae domus origine<\/em>, in cui racconta la storia della famiglia corviniana riconducendone l\u2019albero geneaologico ad antichi avi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche <span style=\"color: #a3012c;\"><strong>l\u2019oreficeria<\/strong> <\/span>fu importante elemento di connessione culturale ed artistico, come dimostrano alcune fonti d&#8217;archivio ancora non del tutto esplorate, che dimostrano che gli orafi milanesi erano a Buda intorno al 1488, in un contesto di trattative per i preparativi del matrimonio pianificato di J\u00e1nos, il gi\u00e0 citato figlio illegittimo del re Mattia Corvino, e Bianca Maria Sforza. Sebbene il matrimonio non ebbe luogo a causa della morte del re Mattia, lo studio dei documenti ci conferma l&#8217;importanza che questo matrimonio doveva avere per la corte milanese, in merito all\u2019occasione dello scambio dei doni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli artisti pi\u00f9 noti coinvolti nelle relazioni italo-ungherese si annoverano Filippo Rolandi, Pietro Bellano e il celeberrimo Caradosso Foppa, probabile artefice del piedistallo del <em>Calvario<\/em> di Esztergom per Mattia Corvino, imponente opera di oreficeria costituita da oro, perle e gemme, la cui parte superiore \u00e8 databile intorno al 1402, mentre l\u2019inferiore al 1487-1490, dove sono rappresentati i <em>Trionfi del Sole<\/em>, <em>della Luna e di Giove<\/em>, iconografia da collegare al matrimonio di J\u00e1nos e Bianca Maria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ambito dell\u2019<span style=\"color: #a3012c;\"><strong>architettura<\/strong><\/span>, diversi sono stati i contributi delle abili maestranze lombarde, costituite da architetti, ingegneri, sovrintendenti, capomastri e muratori, che nei cantieri militari ungheresi e slovacchi tra XV e XVI secolo ebbero un ruolo importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati d&#8217;archivio sulla provenienza degli architetti cosiddetti \u201clombardi\u201d hanno consentito di conoscere i flussi migratori, mentre i documenti nei luoghi in cui hanno lavorato rivelano informazioni sui loro diversi committenti, nazionali o asburgici. Ricerche e studi effettuati hanno permesso di ricostruire la disposizione delle fortezze lungo il confine ungherese e slovacco, la storia di alcune di esse e le biografie di molti architetti italiani che vi furono attivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie al confronto di studi diversi sulle condizioni politiche, le esigenze della difesa e le personalit\u00e0 dei tecnici militari, la storiografia ha evidenziato da un lato il primato degli italiani, e dei lombardi in particolare, nell&#8217;architettura militare e dall&#8217;altro l\u2019attivit\u00e0 della politica militare degli Asburgo d&#8217;Austria relativamente alla problematica delle frontiere, che potevano essere difese solo da un costoso sistema di roccaforti da costruire, mantenere e presidiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia in Slovacchia che in Ungheria vennero erette, su modelli lombardi, diverse fortificazioni dalla met\u00e0 del XIV secolo, quasi tutte successivamente ristrutturate sotto il dominio di Mattia Corvino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I prototipi d\u2019ispirazione, sempre a pianta quadrangolare con torri angolari, furono i castelli di Vigevano (1345), Bereguardo, Pavia (1360-1365), Milano, Melegnano, Pandino (1379), Sant\u2019Angelo Lodigiano, Abbiategrasso (1381), Mantova (1395-1406), Ferrara (1383).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Ungheria gli esiti di questi modelli d\u2019ispirazione si ritrovano nei castelli di Di\u00f3sgy\u0151r (1360-1370), Visegr\u00e1d, Tata (1397) ed Ozora dove risiedette Filippo Scolari tra 1416 e 1426, per citare i pi\u00f9 noti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre in Slovacchia si considerino soprattutto i castelli di Zvolen, costruito come propria residenza nel 1390 dal re Luigi I d&#8217;Angi\u00f2, V\u00edg\u013ea\u0161, Bansk\u00e1 Bystrica, Bojnice, Kr\u00e1sna H\u00f4rka fortificato nel 1546 su progetto dell&#8217;architetto Alessandro da Vedano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un argomento a s\u00e9 \u00e8 il <span style=\"color: #000000;\"><strong>castello di Bratislava<\/strong><\/span>, eretto verso il X secolo su un preesistente castro romano, divenne sede della nuova capitale trasferita da Buda verso il 1420, durante gli ultimi anni di governo di re Sigismondo, grazie alla sua posizione dominante, inespugnabile e centrale per il suo nuovo impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra 1431 e 1434 avvenne la prima trasformazione in stile gotico tedesco, come testimoniano l\u2019unica finestra a bifora tamponata e la nota Porta di Sigismondo, detta anche Porta Corvino, quindi dopo la morte di Sigismondo nel 1437, gli scontri scoppiati tra i nobili locali e la popolazione, inevitabilmente, fermarono i lavori fino al restauro avvenuto tra gli anni 1452 e 1463.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1531, dopo che gli Ottomani conquistarono il territorio dell&#8217;attuale Ungheria, Bratislava divenne la capitale e sede della dieta e di tutte le autorit\u00e0 principali, nonch\u00e9 luogo d&#8217;incoronazione di ci\u00f2 che rimase del regno ungherese e denominato Regno d&#8217;Ungheria, governato dall&#8217;austriaca Casa d&#8217;Asburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un lungo periodo di dimenticanza, finalmente il Castello di Bratislava ritorn\u00f2 ad essere il centro politico fondamentale e la sede ufficiale della nuova casata reale, anche se continu\u00f2 a risiedere di fatto a Vienna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 di questo periodo la chiamata di architetti italiani per le costruzioni militari dall&#8217;Hofkriegsrat (Consiglio di Guerra) viennese, tra di essi i personaggi pi\u00f9 importanti durante la seconda met\u00e0 del Cinquecento furono Francesco da Pozzo, Domenico dell&#8217;Alilo e <span style=\"color: #000000;\"><strong>Pietro Ferrabosco<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo fu importante riferimento per la storia della Slovacchia. Nato a Laino in Val d&#8217;Intelvi tra il Lago di Como e il Lago di Lugano nel 1512 e morto nel 1599, si trasfer\u00ec prima del 1540 nell&#8217;Impero Asburgico, dove fu inizialmente impiegato come pittore di guerra al servizio di Eck Graf zu Salm und Neuburg durante le sue campagne ungheresi. Si stabil\u00ec poi a Vienna intorno al 1545 e fu impiegato a corte come pittore. Nel 1552-53 costru\u00ec lo Schweizertor della Hofburg di Vienna, e prese parte alla fortificazione di Vienna e Praga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo primo incarico in Ungheria fu la ricostruzione del castello della capitale, in stile tardo rinascimentale, tra il 1552 e il 1562. Rimangono ancora visibili sulle facciate esterne del castello alcuni motivi decorativi dipinti a finto bugnato e le sagome delle finestre, oggi tamponate, che evocano lo stile rinascimentale italiano della struttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre sue opere conosciute furono: la porta trionfale temporanea in stile manierista alle due estremit\u00e0 di uno scenografico ponte di barche sul Danubio, nel 1563, per l&#8217;incoronazione di Massimiliano a re d&#8217;Ungheria; la progettazione e conseguente realizzazione delle fortificazioni di Gyor tra 1564 e 1567, costituta da tre porte e una rete rettangolare di strade, divenendo la fortezza pi\u00f9 moderna del Transdanubio; un sostanziale contributo all\u2019esecuzione delle fortificazioni di Kom\u00e1rom, dove lavor\u00f2 dal 1564 al 1566; la progettazione dal 1568 al 1580, insieme al figlio di Baldassarre Peruzzi, Sallustio, della fortezza pentagonale di Kanizsa nel Transdanubio meridionale; la partecipazione alla costruzione dell&#8217;ala Amalienburg dell&#8217;Hofburg a Vienna e del Belvedere a Praga; e infine, nel 1582, il progetto dei capanni di caccia a Hlavenec e Sadska vicino a Praga per Rodolfo II d\u2019Asburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra tutti gli scambi culturali che hanno caratterizzato i rapporti tra Italia ed Ungheria, certamente, c\u2019\u00e8 l\u2019<span style=\"color: #a3012c;\"><strong>arte pittorica ad affresco<\/strong><\/span> \u00e8 quella che esprime i pi\u00f9 alti risultati, grazie anche ad un personaggio di estrema cultura che port\u00f2 il Rinascimento italiano direttamente in Ungheria: il <span style=\"color: #000000;\"><strong>cardinale Branda Castiglioni<\/strong><\/span> (1350-1443).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1403 papa Bonifacio IX gli affid\u00f2 una missione come nunzio apostolico inviandole in Ungheria ed in Transilvania e fu in questa occasione che instaur\u00f2 una profonda amicizia con il re d&#8217;Ungheria, Sigismondo di Lussemburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nomina a cardinale, il 6 giugno 1411 da parte dell&#8217;antipapa Giovanni XXIII, rafforz\u00f2 ulteriormente la sua posizione presso Sigismondo in Ungheria, dove dallo stesso anno divenne conte di Veszpr\u00e9m.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 25 aprile del 1425 Branda Castiglioni conobbe <span style=\"color: #000000;\"><strong>Masolino da Panicale<\/strong><\/span>, in quei giorni impegnato a Firenze con Masaccio negli affreschi della Cappella Brancacci della chiesa del Carmine a Firenze e, nel settembre dello stesso anno Masolino, part\u00ec per la terra d&#8217;Ungheria, chiamato dal cardinale Branda Castiglioni, che pi\u00f9 tardi divenne il suo mecenate, importando di fatto la pittura Rinascimentale italiana in quelle terre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019introduzione di Masolino alla corte ungherese dipese dal condottiero <span style=\"color: #000000;\"><strong>Filippo Buondelmonti Scolari<\/strong><\/span>, detto Pippo Spano, arrivato in Ungheria all&#8217;et\u00e0 di tredici anni al seguito di un mercante fiorentino. Lo Scolari lavor\u00f2 presso l&#8217;arcivescovo Demetrio di Esztergom fino al 1387, quando pass\u00f2 al servizio del re Sigismondo di Lussemburgo e, grazie al matrimonio con la nobildonna ungherese Barbara di Ozora, e all&#8217;acquisizione di una serie di privilegi, entr\u00f2 a far parte della stretta cerchia della nobilt\u00e0 locale, posizione che gli permise di ricoprire incarichi amministrativi anche di un certo rilievo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La convocazione di Masolino fu per fargli dipingere la sua cappella a Sz\u00e9kesfeh\u00e9rv\u00e1r, terminata poi da Filippino Lippi. Allo Scolari si devono i fondi per la costruzione, a Firenze, della Rotonda di Santa Maria degli Angeli, e il finanziamento di numerose opere di pubblica utilit\u00e0 nei borghi da lui amministrati, come il castello di Ozora e l&#8217;ospedale si Santa Elisabetta a Lipova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Masolino, che torn\u00f2 in Italia nel 1427 dopo la morte del suo protettore, avvenuta il 27 dicembre 1426, nel 1427 ricevette gli ultimi pagamenti dagli eredi, anche se purtroppo delle sue opere in Ungheria non resta purtroppo pi\u00f9 nulla, se non la conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, molti dipinti, soprattutto gli affreschi dei primi decenni del Quattrocento sopravvissuti in alcune chiese dei villaggi ungheresi, testimoniano ancora oggi il contatto con artisti italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra tutti gli affreschi superstiti legati agli influssi italiani, sono da segnalare quelli presenti nello studiolo dell\u2019arcivescovo umanista di fama europea J\u00e0nos Vit\u00e8z, presso il palazzo reale di Esztergom, tra i pi\u00f9 importanti complessi medievali e rinascimentali in Ungheria, databili tra il 1180 e il XIV secolo, restaurati da Mauro Pelliccioli in un primo intervento tra il 1935 e il 1937, e quelli con le allegorie delle <em>Virt\u00f9<\/em>, datati 1466-1467 e attribuiti da Prokopp a un pittore della cerchia di Filippo Lippi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E sulla traccia dei forti legami tra Italia e Ungheria non si possono non ricordare gli affreschi che, sebbene siano di mano italiana, decorano il cortile di Michelozzo a Palazzo Vecchio a Firenze con mappe a volo d\u2019angelo riproducenti le principali citt\u00e0 del Regno d\u2019Ungheria, su tutte Bratislava, con la denominazione antica Pozsony.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1565, in occasione delle nozze tra Francesco I de&#8217; Medici, figlio di Cosimo I, e Giovanna d&#8217;Austria, sorella dell&#8217;imperatore Massimiliano II, il cortile venne decorato su progetto di Giorgio Vasari, e nelle lunette del porticato, vennero affrescate da Bastiano Lombardi, Cesare Baglioni e Turino Piemontese, in onore della regina Giovanna, le <em>Vedute di citt\u00e0 dell&#8217;Impero degli Asburgo<\/em>: Praga, Passavia (Passago), Stein, Klosterneuburg, Graz, Friburgo in Brisgovia, Linz, Bratislava (Possonia), Vienna, Innsbruck (Eniponte), Eberndorf, Costanza, Neustadt e Hall.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra testimonianza pittorica che ricorda l\u2019Ungheria \u00e8 contenuta in un acquerello seicentesco della Biblioteca Apostolica Vaticana (<em>Cod. Barb. Lat. 4423, fol. 73<\/em>) che conferma l&#8217;esistenza a Roma di un affresco raffigurante <em>Mattia Corvino a cavallo<\/em>, originariamente collocato sulla facciata di un&#8217;abitazione nell&#8217;angolo nord-est del Campo de&#8217; Fiori, all&#8217;inizio della via del Pellegrino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;affresco, citato da diverse fonti, tra cui l&#8217;<em>Elogia virorum <\/em>di Paolo Giovio, che lo attribuiva ad Andrea Mantegna. Tra i possibili committenti dell&#8217;affresco vi sono Francesco Gonzaga o Raffaele Riario, i proprietari del palazzo cardinalizio, che si trovava allora accanto all&#8217;abitazione in questione. Per quanto riguarda Riario, va notato che la fase iniziale della costruzione del Palazzo della Cancelleria coincide con il periodo in cui Mantegna lavorava a Roma (1488-1490).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artefice dell&#8217;affresco ritrasse il monarca ungherese le caratteristiche iconografiche solitamente attribuite a San Giorgio, paradigma di Mattia Corvino difensore della fede cristiana contro gli Ottomani, simboleggiati dal diavolo. Questa lettura iconografica \u00e8 corroborata dal fatto che Riario, quale cardinale della chiesa di San Giorgio in Velabro, incoraggi\u00f2 il culto di questo santo in questa zona di Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessante anche <strong>l&#8217;<span style=\"color: #a3012c;\">importazione in Italia dall\u2019Ungheria di suggestioni di carattere iconografico<\/span><\/strong>, come il ritratto di Sigismondo d&#8217;Ungheria \u2013 ma non tutta la critica \u00e8 d\u2019accordo &#8211; identificato nella persona pi\u00f9 anziana del <em>Banchetto di Erode<\/em> di Masolino al Battistero di Castiglione Olona, luogo di origine del cardinale Branda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prova ulteriore che potrebbe confermare questa ipotesi \u00e8 la fisionomia della figura accanto a lui, il giovane dai lunghi baffi, che pu\u00f2 essere paragonato con una delle figure dell&#8217;<em>Incoronazione di Sigismondo<\/em> sulle porte bronzee del Filarete in San Pietro a Roma, nonch\u00e9 in un giovane ritratto dal Pisanello ritenuto membro del seguito reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;anziano ospite a Castiglione \u00e8 raffigurato con un coltello in mano, come San Pietro nell&#8217;<em>Ultima Cena<\/em>, e un calice nell&#8217;altra, assumendo cos\u00ec i caratteri allegorici della Giustizia e della Fede Cristiana. Masolino lo celebra come un sovrano cristiano che, convocando il Concilio di Costanza (1414-1418), aveva posto fine allo Scisma d&#8217;Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia del Rinascimento slovacco, indissolubilmente legata alla medesima storia ungherese, superando i confini geografici che sono variati nei secoli, \u00e8 lampante conferma che la cultura supera qualsiasi barriera orografica, politica o di lingua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per amore di conoscenza e di bellezza, che sono vere fonti di ricchezza, scambi di idee, fusioni di intenti, accoglienza e trasmissione del sapere, hanno generato un\u2019indissolubile legame tra due aree d\u2019Europa apparentemente lontane che va oltre il tempo, confermandone solidi rapporti e fondamenta storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p><em>2002<\/em><\/p>\n<p>G\u00e1bor Hajn\u00f3czi, <em>Il Vitruvio di Budapest e le sue origini milanesi<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria nell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;umanesimo e del Rinascimento<\/em>. <em>Rapporti culturali e artistici dall&#8217;et\u00e0 di Sigismondo all&#8217;invasione turca (1387-1526)<\/em>; Milano 2-4 dicembre 2002, pp. 9-12.<\/p>\n<p>Istv\u00e1n David L\u00e1z\u00e1r, <em>Antonio Bonfini alla corte di Mattia Corvino<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 12-14.<\/p>\n<p>B\u00e9la Zsolt Szak\u00e1cs, <em>Architectural connections between Lombardy and Hungary during the reign of king Sigismund. <\/em><em>A critical review<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 21-27.<\/p>\n<p>Marco Rossi, <em>Maestranze ungheresi nel Duomo di Milano<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 28-34.<\/p>\n<p>Eiko Wakayama, <em>La corte di re Sigismondo e Tarte italiana del Quattrocento<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 56-63.<\/p>\n<p>Andrea Spiriti, <em>Imago urbis: problemi iconografici e iconologici del battistero di Castiglione Olona fra Lombardia e Ungheria<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 64-70.<\/p>\n<p>M\u00e1ria Prokopp, <em>Tracce masoliniane nella pittura ungherese del primo Quattrocento<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 71-75.<\/p>\n<p>P\u00e9ter E. Kov\u00e1cs, <em>Mattia Corvino e la corte di Milano<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 76-80.<\/p>\n<p>\u00a0T\u00fcnde Wehli, <em>Influssi lombardi nella miniatura della corte di Mattia Corvino<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 81-86.<\/p>\n<p>Mario Marubbi, <em>Miniatura tra Lombardia e Ungheria: Riflessioni su Bartolomeo Gossi, Francesco da Castello e Giovanni Antonio Cattaneo<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 86-99.\u00a0<\/p>\n<p>Paola Venturelli, <em>Milano\/Ungheria. Orefici e oreficerie tra Francesco da Castello, Caradosso e Bianca Maria Sforza<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 110-117.<\/p>\n<p>Marino Vigan\u00f2, <em>Architetti militari e maestranze lombarde in Ungheria tra XV e XVI secolo<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 118-127.<\/p>\n<p>P\u00e9ter Farbaky and Tam\u00e1s Saj\u00f3, <em>Pietro Ferrabosco in Ungheria e nell&#8217;impero asburgico<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 127-134.<\/p>\n<p>Laura Paola Gnaccolini, <em>Giovan Pietro Birago miniatore per re Mattia Corvino<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 135-153.<\/p>\n<p>\u00c1rp\u00e1d Mik\u00f3, <em>Johann Dominicus Fiorillo (1748-1821) sugli artisti italiani di re Mattia Corvino: Contributi alla fortuna cr\u00ectica della Biblioteca Corvina<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 174-177.<\/p>\n<p>Zsuzsanna Wierdl, <em>Gli affreschi rinascimentali di Esztergom. Dai restauri di Mauro Pellicioli agli interventi attuali<\/em>, in Convegno internazionale: <em>Lombardia e Ungheria<\/em> (cit.), pp. 177-184.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>2013<\/em><\/p>\n<p>P\u00e9ter Farbaky, D\u00e1niel P\u00f3cs, <em>Mattia Corvino e Firenze. Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria<\/em>. Catalogo della mostra (Firenze, 10 ottobre 2013-6 gennaio 2014). Firenze, Giunti Editore, 2013.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>2014<\/em><\/p>\n<p>Francesca Bartolacci, Roberto Lambertini, <em>Osservanza francescana e cultura tra Quattrocento e primo Cinquecento: Italia e Ungheria a confronto<\/em>, Roma, Bibliotheca Academiae Hungariae, Studia, 4, 2014.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arte del Rinascimento tra Italia e Slovacchiaa cura di Dorian CaraSintetica analisi dei rapporti tra storia e arte di due mondi europei solo apparentemente lontaniPer poter comprendere le origini del Rinascimento slovacco e il legame creatosi nel tempo con quello italiano, bisogna necessariamente fare una premessa storica focalizzata sulla storia dell\u2019Ungheria, di cui la storia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"class_list":["post-546","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/546","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=546"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/546\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":862,"href":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/546\/revisions\/862"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renaissancebridge.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=546"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}